Nuova direttiva per conciliare vita privata e lavorativa anche per le persone con disabilità

STRASBURGO – Il tasso di occupazione delle donne con figli a carico, nell’Ue, è appena del 62,4% contro il 91,4% degli uomini, mentre sono donne il 76,5% dei lavoratori a tempo parziale.
Approvando con 358 voti favorevoli, 271 contrari e 23 astensioni una risoluzione proposta dai Verdi/ALE in alternativa alla relazione di Anna Záborská (PPE/DE, Slovacchia), il Parlamento europeo ha sottolineato, innanzitutto, che il principio di solidarietà tra generazioni è uno degli assi portanti del modello sociale europeo.

Ha rilevato peraltro che, alla base del patto tra generi e generazioni, «deve stare la possibilità di organizzare la propria vita lavorativa e privata». Si tratta, più precisamente, di poter «conciliare le esigenze economiche e produttive del lavoro professionale con la facoltà di scegliere tempi e impegni, in un quadro di diritti e di responsabilità definiti per via legislativa e contrattuale». L’Assemblea chiede quindi alla Commissione europea di presentare una nuova proposta di direttiva a disciplina di diritti e garanzie specifici in merito alla conciliazione della vita professionale e della vita privata in presenza di familiari non autosufficienti a carico: minori, anziani e disabili.

D’altro canto, i deputati temono che la proposta della Presidenza ceca, secondo cui la cura dei figli rappresenta una vera e propria alternativa alla carriera professionale, «tenda a una divisione tradizionale dei compiti tra uomini e donne». Invitano invece gli Stati membri a prendere in considerazione  orari di lavoro flessibili per i genitori (in base a libera scelta) e orari flessibili per le strutture di custodia dell’infanzia, per aiutare sia le donne che gli uomini a conciliare meglio la vita professionale con quella familiare. Chiedono poi di includere nella direttiva sull’organizzazione dell’orario di lavoro un apposito articolo sulla conciliazione tra vita professionale, familiare e personale.

In proposito, ricordano agli Stati membri che, al Consiglio europeo di Barcellona del 2002, si sono assunti l’impegno di rimuovere gli ostacoli ad un’equa partecipazione di donne e uomini al mercato del lavoro e introdurre entro il 2010 strutture di assistenza per il 90% dei bambini dai tre anni all’età della scolarizzazione obbligatoria e per il 33% dei bambini al di sotto dei tre anni. Occorre quindi migliorare l’accessibilità ai servizi di cura e assistenza e la flessibilità di tali servizi. Anche perché, al momento, vi è un «enorme squilibrio» fra uomini e donne nella condivisione delle responsabilità domestiche e familiari, che spinge prevalentemente le donne a scegliere orari di lavoro flessibili o a lasciare del tutto il lavoro.

Gli Stati membri, per i deputati, dovrebbero anche sostenere i regimi di congedo (congedo parentale, congedo per adozione, congedo di solidarietà) applicabili a coloro che intendono interrompere l’attività professionale per prendersi cura di una persona non autosufficiente. Occorre inoltre intervenire per migliorare il trattamento non solo del congedo di maternità, ma anche del congedo di paternità e del congedo parentale, con particolare riferimento a quello fruito dai padri lavoratori. Il Parlamento invita quindi la Commissione, di concerto con gli Stati membri e le parti sociali, ad avviare un riesame delle politiche di equilibrio tra vita professionale e vita privata garantendo che i costi della maternità/paternità «non gravino sull’azienda ma sulla collettività».

Il Parlamento ritiene poi che la solidarietà tra le generazioni vada promossa anche mediante attente politiche fiscali, sotto forma di trasferimenti, deduzioni e detrazioni. Invita quindi gli Stati membri a promuovere una politica fiscale che tenga conto degli obblighi finanziari delle famiglie, in particolare del costo della cura dell’infanzia e dell’assistenza alle persone anziane e non autosufficienti grazie a un regime fiscale o a un sistema di sgravi fiscali. Ma anche a rivedere il loro regime impositivo e a stabilire aliquote di tassazione basate sui diritti individuali. Di conseguenza, chiede l’individualizzazione dei diritti pensionistici e dei diritti previdenziali.

Infine, il Parlamento rileva la necessità di adottare azioni positive per facilitare il ritorno al lavoro di donne e uomini che hanno dedicato un periodo alla famiglia.

Dall’inviato CND in Europa, Maria Cristina Coccoluto