Promuovere la salute mentale degli europei
BRUXELLES – In Europa una persona su quattro soffre di problemi di salute mentale almeno una volta nella vita, mentre molte di più ne subiscono gli effetti indiretti. Il costo finanziario della cattiva salute mentale è stimato per la società tra il 3% e il 4% del PIL degli Stati membri, ossia un totale Ue di 436 miliardi di euro, la cui maggior parte è legata in primo luogo all’assenza sistematica dal lavoro, all’incapacità di lavorare e al pensionamento anticipato.
Approvando la relazione di Evangelia Tzambazi (PSE, Grecia), il Parlamento europeo accoglie positivamente il Patto europeo per la salute mentale e il benessere, e il loro riconoscimento «quale priorità d’azione fondamentale».
Più in particolare, sostiene «con vigore» l’invito alla cooperazione e alla promozione dell’azione tra le Istituzioni dell’Ue, gli Stati membri, le autorità regionali e locali e le parti sociali nei cinque ambiti prioritari: la promozione della salute mentale e del benessere della popolazione, la lotta contro la stigmatizzazione e l’esclusione sociale, il rafforzamento delle azioni preventive, il sostegno e il trattamento adeguato alle persone affette da problemi mentali, alle loro famiglie e alle persone che se ne prendono cura.
Nel lamentarsi della mancata adozione di una direttiva a livello europeo come richiesto da una risoluzione del Parlamento, i deputati chiedono l’adozione immediata della nuova direttiva contro la discriminazione fuori dall’ambito lavorativo al fine di proteggere efficacemente le persone con problemi di salute mentale, e invitano la Commissione a mantenere la proposta di una strategia europea sulla salute mentale e il benessere quale obiettivo a lungo termine. Chiedono inoltre agli Stati membri di elaborare una legislazione aggiornata «che codifichi e sancisca i principi, i valori e gli obiettivi fondamentali della politica in materia di salute mentale». Sollecitano poi l’adozione di linee guida comuni europee che definiscano la disabilità conformemente alle disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone disabili.
Il Parlamento chiede all’Ue di utilizzare i finanziamenti disponibili a titolo del Settimo programma quadro «per effettuare un maggior numero di ricerche nel settore» e agli Stati membri di esaminare i finanziamenti previsti per le iniziative in materia a titolo del Fondo sociale europeo e del Fondo europeo di sviluppo regionale. Incoraggia inoltre la creazione di una piattaforma consultiva sulla salute mentale e il benessere in vista dell’applicazione del Patto europeo. Invita poi gli Stati membri a incoraggiare il rafforzamento del ruolo delle organizzazioni che rappresentano le persone con problemi di salute mentale e coloro che le assistono.
L’Assemblea sollecita a organizzare campagne d’informazione pubblica e di sensibilizzazione al fine di aumentare le conoscenze in merito ai sintomi più comuni di depressione e di tendenze suicide, destigmatizzare i disturbi mentali e promuovere la ricerca della migliore e più efficace assistenza, nonché l’integrazione attiva delle persone con problemi di salute mentale. In tale contesto chiede anche di sviluppare orientamenti europei «per una copertura responsabile della salute mentale da parte dei media». Ritiene inoltre necessario promuovere e sostenere le attività di riabilitazione realizzate attraverso piccole strutture residenziali che ripropongano la dimensione e il modello familiare.
Il suicidio, notano i deputati, «resta una causa significativa di morte prematura in Europa», con più di 50.000 decessi l’anno nell’Ue. In nove casi su dieci, inoltre, è preceduto dalla comparsa di disturbi mentali, spesso la depressione.
Il Parlamento invita quindi gli Stati membri a porre in atto programmi transettoriali per la prevenzione del suicidio, segnatamente fra i giovani e gli adolescenti, e a organizzare programmi di sostegno per i genitori, in particolare per le famiglie svantaggiate.
Gli Stati membri sono poi invitati a adottare misure adeguate «per migliorare e mantenere un’elevata qualità di vita per le persone anziane, a promuovere una vecchiaia sana e attiva attraverso la partecipazione alla vita della comunità, compresa la messa a punto di schemi pensionistici flessibili».
Il Parlamento chiede inoltre agli Stati membri di promuovere lo studio delle condizioni lavorative «che possono favorire l’insorgere di disturbi psichici, segnatamente fra le donne», nonché a sostenere e ad attuare corsi specifici di formazione professionale per le persone con problemi di salute mentale «al fine di agevolarne l’integrazione nel mercato del lavoro». Invita la Commissione a prevedere per le imprese e gli enti pubblici l’obbligo di pubblicare annualmente una relazione sulla loro politica e attività a favore della salute mentale dei loro dipendenti. Invita infine i datori di lavoro ad adottare programmi di promozione della salute emotiva e mentale dei loro lavoratori, «a fornire opzioni di sostegno improntate sulla riservatezza e la non stigmatizzazione, e ad introdurre politiche di lotta al bullismo».
Dall’inviato CND in Europa, Maria Cristina Coccoluto
