La Corte costituzionale russa contro la discriminazione delle persone con disabilità mentale

RUSSIA – La Corte costituzionale della Federazione russa ha emesso la sua prima sentenza su di un caso relativo a regolamenti e procedure per valutare la capacità legale, una delle questioni chiave che toccano le persone con disabilità mentale e la loro partecipazione, su basi egalitarie con gli altri individui, all’esercizio dei diritti umani basilari.

Decidendo nella causa avviata dal Centro per la difesa della disabilità mentale (MDAC) e condotta dall’avvocato russo Dmitri Bartenev, la Corte ha ribadito che la discriminazione delle persone con disabilità mentale è inammissibile secondo la Costituzione russa. Facendo proprie alcune conclusioni della Corte europea dei diritti dell’uomo, secondo cui la “custodia” è una interferenza “molto seria” nel diritto alla vita privata, la Corte costituzionale ha affermato che gli interessi di una persona disabile sotto custodia debbono essere particolarmente tutelati proprio a causa della significativa perdita dei diritti fondamentali e delle libertà di queste persone.

Nella Federazione russa, e in molti altri Paesi, le leggi di custodia inadeguate sono abusivamente utilizzate per spogliare un individuo del proprio diritto di decidere dove e con chi vivere e come gestire il proprio denaro. Alle persone con disabilità mentale viene spesso negato il diritto al  lavoro, esacerbando il legame tra disabilità e povertà. Sono private del loro diritto di voto, provocando la loro invisibilità politica. Si nega loro il diritto alla vita familiare, a sposarsi, ad associarsi: basti pensare che le persone sotto custodia non possono organizzarsi per lottare per i propri diritti. Insomma, esse vengono immerse in una “morte civile”, divenendo non-umane agli occhi della legge.

Il Centro per la difesa della disabilità mentale accoglie la sentenza della Corte costituzionale come un primo e importante passo per riformare l’arretrato sistema della custodia delle persone con disabilità mentale in Russia e adeguarlo agli obblighi internazionali a cui il Paese deve adempiere. La Russia, infatti, deve garantire che una persona con disabilità, come tutti gli altri individui svantaggiati, sia effettivamente protetta dalla discriminazione.

Dall’inviato CND in Europa, Maria Cristina Coccoluto