Una direttiva per lottare contro le discriminazioni multiple

BRUXELLES – Le discriminazioni non esistono solo nel settore dell’occupazione, ma anche nell’accesso ai beni e ai servizi: banche, educazione e trasporti, sanità. La commissione Libertà civili del Parlamento europeo ha sostenuto una direttiva volta a garantire l’uguaglianza di trattamento in questi settori, sottolineando in particolare l’esigenza di opporsi alle discriminazioni multiple.

La direttiva proposta dalla Commissione europea ha l’obiettivo di combattere contro le discriminazioni fondate sulle convinzioni religiose, sull’orientamento sessuale, siano esse dirette o indirette, basate su criteri reali o supposti. L’Organo di governo dell’Ue ha completato un dispositivo esistente, che comprende tre direttive: una contro le discriminazioni fondate sull’origine razziale o etnica, una per l’uguaglianza di trattamento in materia di occupazione e di lavoro, e un’altra sulla parità di trattamento tra uomini e donne. Obiettivi approvati dai deputati della commissione Libertà civili nell’adottare il rapporto consultivo di Khathalijne Buitenweg (Verdi/ALE, Paesi Bassi).

La direttiva si dovrebbe applicare alla protezione sociale e alle cure sanitarie, ai vantaggi sociali, all’eduzione e all’accesso a beni e servizi, ivi compreso l’accesso all’alloggio. I deputati auspicano che essa copra anche l’accesso al trasporto e alla sanità. Al contrario, essi sottolineano che dovrebbero essere escluse dal suo campo di applicazione le transazioni tra privati, al di fuori dell’attività professionale o commerciale.

Per i deputati la direttiva deve coprire anche le discriminazioni multiple, quelle che si producono a causa di due o più motivi, e le discriminazioni per associazione. Essi precisano che le piccole e medie imprese, per le quali queste regole potrebbero rappresentare un peso eccessivo, dovrebbero beneficiare di un regime particolare.

La direttiva vieta le discriminazioni nei confronti delle persone con disabilità – il termine “disabilità” vi è inteso secondo la definizione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite – nell’accesso alla protezione sociale, ai vantaggi sociali, alle cure sanitarie, all’educazione, ai beni e ai servizi. I deputati precisano che tale accesso deve riguardare allo stesso modo il trasporto, le telecomunicazioni, l’informazione, i servizi finanziari, la cultura e il tempo libero. Dovranno essere previsti – ad esempio per l’accesso agli edifici in sedia a rotelle – “allestimenti   ragionevoli” o, se del caso, soluzioni alternative. Queste misure non dovranno tuttavia comportare un “peso sproporzionato” e tantomeno modifiche fondamentali della caratteristica dei beni e dei servizi.

Gli eurodeputati sottolineano che la direttiva non modifica la divisione delle competenze tra l’Unione europea e gli Stati membri, e non tocca le legislazioni nazionali sul diritto matrimoniale, il diritto di famiglia e la sanità. Allo stesso tempo, gli Stati membri rimangono responsabili dell’organizzazione del contenuto dell’educazione. La direttiva non attiene alle leggi nazionali sul carattere laico dello Stato e non copre le differenze di trattamento fondate sulla nazionalità. Non impedisce, inoltre, agli Stati membri di adottare misure per prevenire o compensare svantaggi (come l’azione positiva o le quote) o di permettere che tali misure siano prese dal settore pubblico, privato o associativo.

Secondo la direttiva, le molestie – intese come ogni comportamento indesiderabile volto ad attentare alla dignità di una persona o a creare un ambiente intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo – devono essere considerate come una forma di discriminazione, e il loro concetto va definito in conformità delle leggi nazionali in vigore e della pratica degli Stati membri.

Questi ultimi potranno permettere un certo numero di differenze di trattamento, come nell’accesso all’educazione dispensata da istituzioni religiose, a condizione che tali differenze siano necessarie e proporzionate, e che esse non violino il diritto all’educazione.

Fattori di rischio legati alla disabilità e all’età, utilizzati nell’ambito dei servizi assicurativi e bancari, non dovrebbero essere considerati come discriminazioni quando si rivelano fattori determinanti per la valutazione del rischio. I deputati chiedono tuttavia che il fornitore di servizi in questione dimostri tali rischi in maniera precisa.

Allo stesso modo, precisano gli europarlamentari, possono essere accettate differenze di trattamento in funzione dell’età, se esse sono legittime, come ad esempio la vendita di alcolici, di armi, o il rilascio della patente di guida. Al contrario, i giovani e le persone con disabilità debbono parimenti poter beneficiare di condizioni più favorevoli come tariffe preferenziali per l’utilizzazione di trasporti in comune, l’accesso ai musei o allo sport.

La votazione dell a direttiva è prevista per il primo e il 2 aprile prossimi, nella minisessione plenaria che avrà luogo a Bruxelles.

Dall’inviato CND in Europa, Maria Cristina Coccoluto