Conferenza europea su donne con disabilità: accesso a formazione e occupazione
LEON (Spagna) – Il Consiglio d’Europa e il Governo spagnolo hanno organizzato una conferenza europea di alto livello sulle donne con disabilità dal titolo “Accesso alla formazione e all’occupazione”.
Vi hanno preso parte funzionari di diciassette Paesi del Consiglio d’Europa che lavorano nel settore della disabilità e delle pari opportunità. La conferenza ha messo l’accento sullo studio della situazione delle donne disabili dal punto di vista dell’educazione e della formazione, e del loro inserimento nel mercato del lavoro.
Il Forum europeo delle persone con disabilità (EDF), rappresentato dal presidente e da un membro del suo Comitato Donne, Ana Pelaez e Kicki Nordström, ha potuto prendere la parola e presentare la propria posizione nella sessione sulla formazione e su quella dedicata all’occupazione. E’ stato anche presentato e distribuito a tutti i partecipanti il libro “Riconoscimento dei diritti delle donne e delle ragazze con disabilità: un valore aggiunto per la società di domani”.
Nel corso della seduta di chiusura sono state adottate diverse raccomandazioni.
1. La dimensione “uguaglianza dei generi e persone con disabilità” deve essere rafforzata come questione trasversale in tutte le politiche.
2. Debbono essere promosse le attività di ricerca sulla situazione delle donne e delle ragazze con disabilità in tutti i campi della vita sociale. Inoltre, bisogna disporre di statistiche affidabili che includano le persone con disabilità come una variabile e la presa in considerazione delle questioni di genere.
3. Vanno elaborate azioni concrete e programmi specifici per le donne con disabilità.
4. Debbono essere organizzate campagne finalizzate a migliorare la presenza delle donne con disabilità nei media.
5. Va messo a punto un sistema in grado di valutare e controllare le misure prese per migliorare la situazione delle donne in situazione di disabilità nei differenti paesi.
6. Le donne disabili devono avere accesso a un lavoro conforme alle loro possibilità, promuovendo così sistemi di assistenza e misure di azione positiva. Inoltre, è auspicabile incoraggiare le organizzazioni sindacali e di datori di lavoro ad adottare il principio di “responsabilità sociale”, di includere e di promuovere le donne disabili nella strategia delle imprese.
7. Gli Stati membri debbono promuovere misure e programmi destinati a migliorare le attitudini personali e le qualifiche professionali delle donne con disabilità per permettere loro di accedere a professioni più competitive sul mercato ordinario del lavoro.
8. I bisogni personali delle donne e delle ragazze con disabilità debbono essere presi in considerazione. Si tratta di fornire sistemi di assistenza e di aiuti tecnici per sostenere le loro attività quotidiane, la loro scolarità e il loro accesso a tutti i livelli di insegnamento (compreso quello universitario) e all’occupazione.
9. Gli Stati membri devono facilitare e sostenere la partecipazione delle donne disabili nel processo decisionale e nella vita sociale. Per concretizzare tutto questo, esse debbono essere attivamente coinvolte. La democrazia partecipativa esige l’integrazione delle politiche di uguaglianza in tutti i settori governativi.
10. I servizi pubblici debbono permettere alle donne con disabilità di disporre di mezzi necessari alla loro partecipazione attiva alle decisioni che toccano il loro presente e il loro avvenire, con il sostegno delle organizzazioni internazionali e degli Stati membri.
Se desiderate approfondire, prendete contatto con il CND, sede.legale@aism.it, oppure EDF, irina.papancheva@edf-feph.org.
Dall’inviato CND in Europa, Maria Cristina Coccoluto
