Anno europeo 2007, un enorme impegno di tutti a favore della parità per tutti
BRUXELLES – La Commissione europea ha adottato una comunicazione sull’attuazione, i risultati e la valutazione globale dell’Anno europeo delle pari opportunità per tutti 2007.
La Comunicazione mostra che il fattore decisivo della riuscita dell’Anno europeo è stato l’impegno politico degli Stati membri, delle Istituzioni europee e della società civile. I primi hanno destinato risorse considerevoli al concreto svolgimento dell’Anno, ma si sono anche mostrati disposti, alcuni per la prima volta, a discutere apertamente della situazione del proprio paese in materia di discriminazione e a definire politiche pubbliche relative ai problemi messi in luce.
gL’uguaglianza e la non discriminazione non sono lussi riservati ai periodi di crescita economica. Nel contesto attuale di recessione, in cui la disoccupazione è in crescita e il rischio di povertà e di esclusione va aumentando, l’Unione europea e gli Stati membri devono più che mai rafforzare il loro attaccamento alla pari opportunità”, ha dichiarato Vladimír Špidla, commissario europeo all’Occupazione, affari sociali e pari opportunità. “L’Anno europeo delle pari opportunità per tutti è stato un grande successo che ha mobilitato le parti interessate sia a livello comunitario che nazionale, in un lasso di tempo relativamente corto”.
Gli obiettivi generali dell’Anno erano di far conoscere meglio ai cittadini i loro diritti alla parità di trattamento e a una vita priva di discriminazioni sia che riguardassero il sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni, la disabilità, l’età o il loro orientamento sessuale, e di suscitare un vasto dibattito sui vantaggi della diversità per le società europee.
Le azioni rilevanti dell’Anno erano decentrate. A tale scopo, ognuno dei trenta Paesi partecipanti (i 27 Stati membri dell’Ue più l’Islanda, il Liechtenstein e al Norvegia) dovevano designare un organo nazionale di attuazione (ONE), che era generalmente un ministero. Ogni ONE doveva ideare una strategia nazionale di attuazione dell’Anno, in stretta cooperazione con la società civile.
I risultati sono stati impressionanti: un migliaio di riunioni e manifestazioni, circa 440 campagne nazionali e più di 120 studi o inchieste. Deriva dalla relazione di valutazione che, sui trenta ONE, la maggioranza (venticinque) considerava che, senza l’Anno europeo, il proprio Paese non avrebbe disposto di strategia nazionale. Alla conclusione dell’Anno, il 72 per cento degli organizzatori considerava che le loro azioni si sarebbero protratte o si sarebbero ripetute nell’avvenire.
La definizione di strategie nazionali non ha solamente costituito una riuscita in sé ma ha anche chiaramente rafforzato la collaborazione tra i poteri pubblici e le organizzazioni della società civile, stringendo i legami in seno a ciascuna di queste parti. Sono state create più di 140 reti in rapporto diretto con l’Anno. La maggior parte di esse (95) dovrebbero proseguire le proprie attività nel corso degli anni a venire. Non solamente l’Anno ha raggiunto i propri obiettivi generali, ma esso ha anche provocato un dibattito su di una visione aperta dei sei motivi di discriminazioni interessate.
La decisione della Commissione di adottare una nuova proposta di direttiva che garantisca una protezione contro la discriminazione esercitata al di fuori dei luoghi di lavoro è stata nutrita da questo dibattito. Tale azione contribuirà a vincere le paure e i pregiudizi che la crisi finanziaria potrebbe suscitare e a evitare la nascita di nuove forme di discriminazione suscettibili di aumentare l’esclusione e di ostacolare il rilancio economico.
Per ulteriori informazioni, navigate su:
ec.europa.eu/antidiscrimination
ec.europa.eu/employment_social/eyeq/index.cfm?&page_id=18
www.stop-discrimination.info/index.php?id=881
Dall’inviato CND in Europa, Maria Cristina Coccoluto
