Azione legale della Commissione contro l’Italia: l’età pensionistica crea discriminazione

BRUXELLES – La Commissione europea ha deciso di adire le vie legali contro l’Italia perché questa non si è adeguata a una sentenza della Corte di giustizia dell’Ue relativa alle differenze nell’età pensionistica dei funzionari pubblici, maschi e femmine. In forza dell’articolo 228 del trattato CE, la Commissione invierà all’Italia una “lettera di costituzione in mora” in relazione alla sua omissione nell’applicare una sentenza dell’anno scorso della Corte, la quale statuiva che le vigenti disposizioni italiane violavano il principio della parità retributiva per gli uomini e le donne. La lettera di costituzione in mora  lascia all’Italia due mesi di tempo per presentare le sue osservazioni.

“La parità retributiva per le donne e gli uomini è un principio di base dell’Ue, ma più di sette mesi dopo che la Corte di giustizia si è pronunciata, tacciando di discriminatorio il regime pensionistico dei funzionari pubblici italiani, le autorità italiane non hanno ancora agito”, ha affermato Vladimír Špidla, commissario responsabile per le Pari opportunità. “L’Italia deve adeguare la sua legislazione alla sentenza della Corte nei tempi più brevi possibili altrimenti rischia un’ulteriore azione legale”, ha aggiunto il Commissario.

Il 13 novembre 2008, la Corte (sentenza nella causa C-46/07) si è pronunciata contro l’Italia poiché, in base alle leggi italiane, i funzionari pubblici hanno diritto a ricevere la pensione di vecchiaia a età diverse a seconda se siano uomini o donne.

Nell’ambito del regime pensionistico gestito dall’INPDAP (Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell’amministrazione pubblica) l’età generale della pensione per gli uomini è fissata a 65 e per le donne a 60 anni. La Corte ha fatto proprio l’argomento della Commissione che tale regime fosse discriminatorio e contrario all’articolo 141 del trattato CE sul principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile poiché una pensione da lavoro versata da un datore di lavoro a un ex dipendente costituisce una retribuzione ai sensi dell’articolo 141.

Per approfondimenti, consultate la sentenza della Corte di giustizia europea del 13 novembre 2008 nella causa C-46/07: curia.europa.eu

Dall’inviato CND in Europa, Maria Cristina Coccoluto