Convenzione NU: esperti discutono di attuazione efficace e innovativa e di meccanismi di controllo

BRUXELLES – Il Forum europeo delle persone con disabilità (EDF) e il Consorzio europeo delle Fondazioni sui diritti umani e la disabilità (EFC) hanno organizzato un seminario sugli Enti nazionali di attuazione  e di monitoraggio descritti dall’articolo 33 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Il seminario, tenuto nella sede del Comitato economico e sociale dell’Unione europea a Bruxelles, ha esplorato gli obblighi derivanti dalla Convenzione concernenti le funzioni e la costituzione di tali Enti e ha analizzato come gli Stati membri e le Istituzioni Ue prevedono di adempiere questi obblighi.

Secondo il citato articolo 33, gli Stati aderenti sono obbligati a  istituire punti focali nelle strutture governative per coordinare e monitorare l’attuazione della Convenzione. Inoltre, gli Stati debbono fissare meccanismi indipendenti per promuoverla, proteggerla e verificarne l’attuazione. Da ultimo, le persone con disabilità e le loro organizzazioni rappresentanti dovrebbero essere coinvolte e partecipare pienamente nel processo di monitoraggio, secondo il principio “niente su di noi, senza di noi”.

La Convenzione è come un uccello in gabbia e deve essere liberato perché possa volare”, ha affermato Yannis Vardakastanis, presidente del Forum, all’apertura del seminario. “Per troppo tempo, la partecipazione e i diritti delle persone con disabilità sono stati disattesi. La Convenzione offre loro un’unica opportunità per prendere parte a tutte le decisioni che riguardano le loro vite e riconosce che solo le persone con disabilità in prima persona dovrebbero essere in grado di portare il necessario contenuto alla definizione dei diritti umani”. Vardakastanis ha sottolineato che “i punti focali dovranno avere un effettivo collegamento con i governi: questo è l’unico modo per garantire che nessuna politica o legislazione siano in contraddizione con i principi della Convenzione. Per liberare l’uccello, abbiamo bisogno di enti di attuazione efficienti almeno a livello di primo Ministro; abbiamo bisogno di meccanismi con la capacità di rafforzare i diritti della disabilità”.

Hywel Ceri Jones, vicepresidente del Consorzio europeo della Fondazione sui diritti umani e della disabilità, ha sottolineato che “i cambiamenti richiedono una nuova dinamica di riforma che deve essere inserita in processi ad alto livello. La Convenzione istituisce una nuova architettura che rende possibile tale cambiamento. Se noi lavoriamo bene, il meccanismo esprimerà il suo massimo potenziale”. Jones ha sfidato la Commissione europea e il Parlamento a ideare soluzioni innovative per rendere effettivo a livello internazionale il pieno coinvolgimento delle persone con disabilità e delle loro organizzazioni rappresentative. Ha espresso inoltre il desiderio di “riconnettere il mondo della fondazioni sulla disabilità a quello delle fondazioni sui diritti umani”, la chiave per cambiare il concetto di disabilità in tematica sui diritti umani.

Il simposio ha messo insieme un’ampia serie di esperti provenienti dalle Nazioni Unite e da organismi indipendenti di Germania, Spagna e Regno Unito: Silvia Lavagnoli, dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Neil Crowther, degli Enti nazionali britannici sull’uguaglianza e i diritti umani, Valentin Aichele, dell’Istituto tedesco per i diritti umani, Ana Sastre, del Comitato nazionale delle persone disabili in Spagna (CERMI), Gauthier de Beco, consulente legale sui diritti umani del Ministro della giustizia belga; numerosi funzionari della Commissione europea, rappresentanti del Parlamento europeo, delle organizzazioni della disabilità, nazionali ed europei.

Dall’inviato CND in Europa, Maria Cristina Coccoluto