Terzo summit Ue sull’uguaglianza: la legge contro la discriminazione

STOCCOLMA (Svezia) – La Presidenza svedese della Ue e la Commissione europea hanno organizzato a Stoccolma il terzo Vertice europeo sull’uguaglianza (3rd Equality Summit). L’iniziativa, che si tiene annualmente, vuole che le questioni legate alla discriminazione e alla diversità assumano l’importanza che meritano nell’agenda degli impegni dell’Unione e dei governi nazionali, e che le conoscenze e le esperienze siano condivise al fine di sviluppare modi efficaci di intervento.

Quale è e quale dovrebbe essere il ruolo della legislazione negli sforzi per combattere la discriminazione? L’attuale progetto di direttiva antidiscriminazione aiuterà a ridurla negli Stati membri dell’Ue e come possiamo meglio combattere la discriminazione multipla? Circa 300 partecipanti tra rappresentanti dei Governi nazionali, della Commissione, società civile, partner sociali, settore commerciale e dei media si sono riuniti proprio per provare a rispondere a queste domande. Allo stesso tempo, la Presidenza svedese ha presieduto i negoziati per l’approvazione della nuova direttiva antidiscriminazione.

Nel corso del summit è stata sottolineata un’ampia gamma di tematiche relative alla disabilità nei settori pubblico e privato e sulle modalità con cui la cooperazione può essere migliorata. Si è tenuto anche un seminario sul ruolo dei media in rapporto alla diversità e all’uguaglianza.

“L’Europa dovrebbe essere caratterizzata da apertura, rispetto e parità di diritti nonché opportunità per tutti nella società”, ha dichiarato in apertura Nyamko Sabuni, ministro svedese per l’integrazione e l’uguaglianza di genere. “Con tutte le nuove sfide a cui dovremo far fronte, spero che il vertice di quest’anno ispiri tutti gli attori, nel settore pubblico e in quello privato, i media e la società civile a stimolare e a migliorare la cooperazione per l’uguaglianza”.

“La discriminazione è ancora un problema nell’Unione europea”, ha affermato Vladimir Spidla, commissario europeo all’Occupazione, affari sociali e pari opportunità. “Il 16 per cento riferisce di averne avuto esperienza nell’anno passato, e gli Europei temono che la situazione possa peggiorare con la crisi economica. Noi abbiamo una forte struttura giuridica per combattere la discriminazione in Europa, ma dobbiamo proseguire i nostri sforzi per garantire che le persone conoscano i loro diritti per un trattamento paritario e possano utilizzarli in pratica. E abbiamo bisogno delle capacità di tutti per superare questa crisi: le pari opportunità sul posto di lavoro sono un vantaggio sia per i lavoratori che per le aziende. Il summit è cruciale per focalizzare l’attenzione su tali temi e promuovere la cooperazione tra attori Ue e quelli a livello nazionale”.

Le dichiarazioni di Spidla sono state riprese da Thomas Hammarberg, commissario per i diritti umani presso il Consiglio d’Europa, il quale ha sottolineato che la discriminazione in base all’età, alla razza e al sesso è in crescita e, in questo contesto, le persone anziane sono particolarmente vulnerabili. “Fondamentalmente, in tutti i Paesi abbiamo una legislazione avanzata in tal senso”, ha sottolineato Hammarberg. “Ma non siamo certi che tutte le norme siano effettivamente applicate. E’ importante collegare il livello nazionale ed europeo con quello locale per creare concreta integrazione”.

Buoni esempi di lavoro sulla nuova legislazione in vari Paesi sono stati presentati in un workshop sull’attuale e la futura legislazione antidiscriminazione, unitamente all’illustrazione del rilevante ruolo delle Istituzioni e delle ONG in questa direzione. Sono stati inoltre illustrati i risultati di un’inchiesta sulle discriminazioni multiple negli Stati membri, condotta dal Gruppo di esperti governativi della Commissione europea. Ne è risultata la rilevante mancanza sia di una definizione comune di discriminazione multipla che di una modalità comune per superarla. “A livello di Ue non abbiamo uno standard minimo nelle direttive in relazione alle discriminazioni multiple, e dunque la legislazione negli Stati membri è variegata”, ha affermato Dezideriu Gergely, del Consiglio nazionale romeno per la lotta alla discriminazione, il quale ha aggiunto che questo non sarebbe necessariamente un problema. “La sfida è più sul lato pratico: come i tribunali debbono interpretare la legislazione?”.

Ioannis Dimitrakopoulos, dell’Agenzia dei diritti fondamentali dell’Ue, ha evidenziato che molto deve essere fatto ancora sulla conoscenza della normativa antidiscriminazione, di cui una bassa percentuale di cittadini ha consapevolezza. Qui le istituzioni nazionali dovrebbero ricevere sostegno sotto forma di risorse e mandati.

Nell’ambito del summit, un’ampia e fruttuosa serie di dibattiti ha dimostrato che vi è un reale obiettivo nella cooperazione in favore della parità e che il prerequisito per combattere la discriminazione in tutti i settori risulta essere la garanzia di protezione attraverso un’opportuna legislazione. Il Trattato di Lisbona – che all’articolo 10 prevede che le nuove politiche dell’Ue vadano esaminate sulla base del loro effetto sull’uguaglianza – sarà significativo nel lavoro futuro.

La nuova direttiva antidiscriminazione dovrebbe espandere la protezione contro la discriminazione a causa della religione o di un credo, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale, e coprirà i settori ulteriori rispetto alla vita professionale. Il progetto è attualmente in fase di negoziato presso il Consiglio. “Se c’è bisogno di più tempo per l’approvazione della direttiva”, ha spiegato il ministro Sabuni, “la Svezia continuerà a sostenere la Spagna (prossima presidenza dell’Ue dal primo gennaio 2010, ndr) nel futuro lavoro sulla direttiva”.

Dall’inviato CND in Europa, Maria Cristina Coccoluto