Una direttiva europea contro la violenza sulle donne
STRASBURGO – Una risoluzione adottata dal Parlamento europeo – sottolineando il numero “allarmante” di vittime – afferma che la violenza degli uomini nei confronti delle donne costituisce una violazione dei diritti umani, in particolare del diritto alla vita, alla sicurezza, alla dignità, all’integrità mentale e fisica nonché alla scelta e alla salute sessuale e riproduttiva. Nota peraltro che si tratta di “un problema strutturale diffuso in tutta l’Europa e nel mondo intero collegato all’iniqua distribuzione del potere tra donne e uomini”nella società.
Il Parlamento ha chiesto quindi l’istituzione di una base giuridica chiara per la lotta contro tutte le forme di violenza contro le donne, e ha invitato la Commissione europea a proporre una globale sull’azione di prevenzione e di lotta contro tutte le forme di violenza contro le donne. Dovrebbe inoltre sottoporre un piano strategico comunitario mirato e coerente ed esaminare la possibilità di adottare nuove misure. L’Ue, in generale, dovrebbe affrontare le cause profonde della violenza “attraverso misure preventive quali sanzioni, azioni nel campo dell’istruzione e campagne di sensibilizzazione”.
I deputati hanno esortato gli Stati membri a migliorare le proprie leggi e politiche volte a combattere tutte le forme di violenza contro le donne e a sostenere le organizzazioni di volontariato che forniscono accoglienza e sostegno psicologico alle donne vittime di violenze. Li invitano inoltre a riconoscere come reati “la violenza sessuale e lo stupro a danno di donne, anche all’interno del matrimonio e di rapporti intimi non ufficializzati e/o se commessi da parenti maschi, nei casi in cui la vittima non era consenziente, e ad assicurare che detti reati siano perseguiti d’ufficio”.
Il Parlamento ha chiesto inoltre di “respingere ogni riferimento a pratiche culturali, tradizionali o religiose o a tradizioni come circostanze attenuanti in casi di violenza contro le donne, compresi i cosiddetti ‘delitti d’onore’ e le mutilazioni genitali femminili”, che “sono una realtà nell’Ue”. Al contrario, gli Stati membri sono invitati ad adottare misure adeguate per far cessare queste pratiche e a perseguire chiunque le realizzi. I governi dovrebbero anche esaminare con urgenza “le gravissime violazioni” dei diritti umani perpetrate nei confronti delle donne rom, punire i colpevoli e a fornire un adeguato indennizzo alle vittime della sterilizzazione forzata.
I deputati hanno insistito anche sulla necessità di migliorare la collaborazione tra gli operatori della giustizia e di trovare i mezzi per eliminare gli ostacoli al degli atti giuridici in altri Stati membri, “ivi comprese le condanne per reati di violenza di genere e le misure restrittive adottate nei confronti degli autori delle violenze”. Chiedono poi che, nell’ambito del Sistema europeo d’informazione sui casellari giudiziari, “venga accordato un posto di rilievo ai precedenti di violenza di genere”.
Il Parlamento ha sollecitato l’istituzione di meccanismi atti ad agevolare, per le donne che sono vittime della violenza di genere e delle della tratta, l’accesso a un’assistenza legale gratuita che consenta loro di far valere i propri diritti in tutta l’Unione, indipendentemente dalla loro nazionalità. Ha osservato peraltro che “la tolleranza che l’Europa manifesta nei confronti della prostituzione determina l’intensificarsi della tratta di donne nel suo territorio a fini sessuali, nonché l’aumento del turismo sessuale”.
Infine, l’Assemblea ha notato che la della donna, “spesso distorta e consumistica”, fornita dai media “pregiudica il rispetto della dignità umana”, e ha invitato quindi governi nazionali e Commissione a intraprendere un’azione concertata comprendente campagne di sensibilizzazione e informazione dell’opinione pubblica sulla violenza domestica e strategie che consentano di modificare, tramite l’istruzione e i media, gli stereotipi sociali sulle donne.
Nel corso del dibattito sono intervenute le deputate italiane Barbara e Licia Ronzulli (PPE), Silvia Costa (S&D).
Dall’inviato CND in Europa, Maria Cristina Coccoluto
