Storica l’adesione della Comunità europea alla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità
BRUXELLES – Il Consiglio dei ministri dell’Unione europea ha adottato la proposta di adesione alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità compiendo uno dei maggiori passi politici verso il rafforzamento degli obblighi nei confronti dei diritti umani e ponendo la disabilità al vertice dell’agenda sui diritti dell’uomo. E’ la prima volta nella storia dell’Unione europea che la Comunità sta per aderire a un trattato internazionale sui diritti umani.
Esistono nove trattati internazionali sui diritti umani a livello di Nazioni Unite. Entrata in vigore nel maggio 2008, la Convenzione è il primo trattato dell’ONU direttamente destinato ai diritti delle persone con disabilità, ed è divenuto realtà grazie all’attiva mobilitazione di tutti coloro che hanno partecipato ai negoziati. Per il Forum europeo delle persone con disabilità (EDF), essa rappresenta un risultato storico nella lotta contro le violazioni dei diritti umani della persone disabili. Si tratta del primo grande trattato sui diritti umani del ventunesimo secolo e il piu’ veloce a essere ratificato da un considerevole numero di Paesi fin dalla sua entrata in vigore nel 2008. Con 143 firmatari e 74 ratifiche a soli appena 32 mesi dall’apertura della firma, la Convenzione ha stabilito un record di impegno senza precedenti da parte della comunità internazionale.
Nell’Unione europea oltre 65 milioni di persone hanno una disabilità, e rappresentano più del 10 per cento dei residenti nei 27 Paesi. La Convenzione è stata firmata da tutti gli Stati membri e dalla Comunità europea, è stata ratificata da 12 di loro (Austria, Belgio, Repubblica ceca, Danimarca, Germania, Ungheria, Italia, Slovenia, Spagna, Svezia, Portogallo e Regno Unito). LO scorso anno, EDF ha chiesto agli Stati membri un’incondizionata applicazione della Convenzione e l’impegno ad aprire un dialogo permanente con tutte le Organizzazioni europee che rappresentano le persone con disabilità. Da allora, il Movimento europeo della disabilità sta sottolineando l’importanza del coinvolgimento della società civile nel processo di attuazione e controllo.
“L’Unione europea non solo ha compiuto un grande passo della sua storia ma ha anche inviato un segnale positivo ai suoi Stati membri che non hanno ancora ratificato la Convenzione”, ha rilevato Yannis Vardakastanis, presidente di EDF.
La Convenzione obbliga gli Stati aderenti a una revisione della legislazione vigente, delle politiche e dei programmi allo scopo di garantire che essi si adeguino alle sue disposizioni.
Concretamente, essa comporterà azioni in molti settori quali l’accesso all’istruzione, all’occupazione, al trasporto, alle infrastrutture e agli edifici aperti al pubblico, fornendo il diritto di partecipazione elettorale e politica in genere, garantendo la piena capacità giuridica di tutte le persone con disabilità e un passaggio dalle istituzioni dove le persone con disabilità vivono separate dalla società ai servizi domiciliari e nella comunità, che promuovano una vita indipendente.
Tutte le Istituzioni dell’Unione europea dovranno inserire i valori della Convenzione nelle politiche di loro competenza: dal trasporto all’occupazione, dalle tecnologie dell’informazione e comunicazione alla cooperazione allo sviluppo. Questo significa anche che esse debbono adeguare l’accessibilità dei loro edifici, la loro politica di occupazione e delle comunicazioni.
Pur considerando favorevolmente l’adesione della Comunità europea alla Convenzione come inizio di un nuovo partenariato tra Ue e ONU, il Forum manifesta anche le proprie preoccupazioni.
“Siamo dispiaciuti della riserva, adottata dal Consiglio, di escludere l’occupazione delle persone con disabilità nelle forze armate dall’ambito della Convenzione. Noi invitiamo gli altri Stati parti nel mondo a opporsi a tale riserva per impedire di produrre un pericoloso precedente”, ha affermato Donata Vivanti, vicepresidente di EDF.
Inoltre, il ritardo nella procedura di adesione della Comunità al cosiddetto Protocollo facoltativo risulta poco favorevole ai cittadini. Secondo tale testo, i residenti europei possono pretendere i diritti tutelati dalla Convenzione se essi vengono loro negati dai tribunali nazionali. Rinviarne l’adesione significa, dunque, che l’apposito Comitato delle Nazioni Unite non può ancora attivare una procedura di investigazione nei confronti delle violazioni dei diritti delle persone con disabilità in Europa. Il Forum auspica che la prossima Presidenza dell’Ue, quella spagnola, lavori sull’adesione al Protocollo.
E’ ora cruciale per le Istituzioni dell’Unione occuparsi dei dettagli dell’attuazione e garantire che sia avviato subito un forte e indipendente meccanismo di monitoraggio, il quale deve essere libero da indebite pressioni. La Ue e la società civile stanno esplorando una nuova base del diritto internazionale e dei diritti umani: oltre alla loro consultazione, il coinvolgimento delle organizzazioni delle persone con disabilità con diritto a influenzare il processo è estremamente importante per il successo del trattato.
Il Movimento della disabilità chiede alla prossima Presidenza spagnola di attivarsi per la conferma della ratifica nei primi mesi del 2010. Questo necessario passo avvicinerà indubbiamente 65 milioni di cittadini con disabilità alla nuova squadra dirigenziale europea, adesso che il Trattato di Lisbona entra in vigore.
Dall’inviato CND in Europa, Maria Cristina Coccoluto
