“I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia”, 2° Rapporto supplementare alle NU

ROMA – Mancano all’appello alcune fondamentali misure di attuazione della Convenzione ONU sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, quali il Piano nazionale Infanzia. Sono inoltre a rischio di discriminazione particolari gruppi di minori, come i migranti e i minori residenti in regioni meno ricche. Non adeguatamente tutelato il diritto alla partecipazione dei bambini e l’ascolto in particolare nell’ambito dei procedimenti giudiziari dove i minori sono spesso coinvolti sia come autori di reato sia come parte offesa o vittime di reati sessuali.

In occasione del ventennale dell’approvazione della Convenzione ONU sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (il 20 novembre 1989),  il Gruppo CRC – un network di 86 e associazioni del terzo settore, coordinato da Save the Children Italia – fa un bilancio della condizione dei bambini nel nostro Paese ne “I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia”, 2°Rapporto supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia.

Sono 10.150.000i minori presenti in Italia, ma non tutti godono di buone condizioni di vita. Secondo stime ufficiali, i minori in condizioni di povertà relativa sono .728.000, pari al 23% della popolazione povera (nonostante costituiscano appena il 18% della popolazione complessiva), con una forte prevalenza delle età (il 61,2% ha meno di 11 anni) e una sproporzionata concentrazione nel Meridione, dove risiede il 72% dei minori poveri italiani. A rischio povertà, sfruttamento e caduta nell’illegalità sono inoltre molti minori stranieri, soprattutto i non accompagnati: 7.797 quelli ufficialmente registrati dal Comitato Minori stranieri nel 2008.

Gravi fenomeni di sfruttamento e abuso, come la tratta a scopo di sfruttamento sessuale, la mendicità, il lavoro nero coinvolgono anche molti minori: sono stati 938 gli under 18 assistiti e protetti fra il 2000 e il 2007.

La pedo-pornografia on line continua a essere un fenomeno in continua espansione, nonostante l’acquisita consapevolezza e l’impegno per il contrasto delle istituzioni e delle forze di polizia, sia a livello nazionale che internazionale.

Questo è un anno importante per la tutela dei diritti dei bambini perché ricorrono i venti anni dall’adozione della Convenzione ONU sui Diritti del fanciullo. Dal nostro osservatorio privilegiato di 86 organizzazioni che a vario titolo si occupano di infanzia e che dal 2001 realizzano un rapporto di monitoraggio sull’attuazione di questo fondamentale documento nel nostro Paese”, commenta Arianna Saulini, coordinatrice del Gruppo CRC, “esprimiamo forte preoccupazione nel rilevare che mancano ancora provvedimenti fondamentali per l’attuazione della Convenzione, come il Piano nazionale per l’infanzia, e che poco si sia tenuto in conto l’impatto sui minori di alcuni provvedimenti legislativi come la cosiddetta Legge sicurezza, e che la partecipazione e consultazione dei minori sia, in generale, molto trascurata. I diritti e la voce dei bambini non godono ancora di quella centralità che dovrebbero avere”.
Nonostante in questi anni si siano succedute promesse in tale direzione, non è stato ancora approvato il nuovo Piano nazionale Infanzia, Piano che è stato raccomandato dal Comitato ONU già nel 2003 e nel 2006 e che, in base all’attuale normativa, dovrebbe essere adottato ogni due anni. “L’ultimo Piano approvato risulta essere ancora quello relativo al 2002-2004, il terzo dall’entrata in vigore della Legge 451/97. Il che significa che l’Italia ne è stata priva negli ultimi cinque anni”, entra nel merito Arianna Saulini. “La conferenza nazionale infanzia organizzata a Napoli è un’occasione persa in tal senso, in quanto avrebbe potuto rappresentare il momento di confronto sulla bozza elaborata dall’Osservatorio nazionale infanzia, ma la discussione è stata posticipata a fine gennaio”.

Rileviamo poi con rammarico un significativo arresto nel nostro Paese della tendenza a coinvolgere, ascoltare e dare la parola ai minori”, continua la coordinatrice del Gruppo CRC.  “LaConvenzione ONU riconosce esplicitamente il loro diritto a partecipare attivamente ai processi decisionali che li riguardano, determinando quel centrale passaggio concettuale che vede i minori ‘soggetti’ e non piu’ ‘oggetti’ di diritto.

Negli ultimi anni la promozione della partecipazione dell’infanzia e dell’adolescenza ha avuto, in Italia, una crescita notevole ma  ha subito un significativo arresto nell’ultimo periodo. Il tema nel nostro Paese non è ancora entrato a pieno titolo nell’assetto istituzionale e sociale”.

Un inadeguato ascolto del minore si rileva anche in ambito giudiziario. Nei procedimenti penali, gli strumenti di tutela speciale, previsti nell’ordinamento italiano, relativi all’ascolto del minore parte offesa oppure vittima di un reato sessuale, non hanno ancora raggiunto livelli di omogeneità e di uniformità applicativa da parte dei vari Tribunali.  Più positivo invece il giudizio sull’ascolto del minore nei procedimenti di separazione previsto ora espressamente dal dettato della Legge 54/2006

Secondo il Rapporto supplementare del Gruppo CRC, è indice di scarsa attenzione all’infanzia che nell’adozione delle riforme legislative l’impatto sui minori non sia talvolta tenuto in debita considerazione.  Un esempio è la Legge sulla sicurezza pubblica 94/2009, che prevede l’obbligo di presentare il permesso di soggiorno per atti di stato civile, e che quindi ha suscitato preoccupazione in merito al compimento di atti quali la dichiarazione di nascita e il riconoscimento del figlio naturale, fondamentali ai fini del diritto all’identità (art. 7 CRC) e al diritto alla tutela del minore contro gli allontanamenti arbitrari dei figli dai propri genitori (art. 9 CRC). Ed è stata necessaria una circolare del Ministero dell’Interno per precisare che la normativa non incide su tali atti e per evitare effetti gravemente discriminatori per quei bambini figli di coppie non regolarmente soggiornanti in Italia.

Negativo è giudicato l’impatto della legge sulla sicurezza pubblica laddove impone notevoli limitazioni  ai minori migranti arrivati in Italia da soli al momento della regolarizzazione della loro posizione al compimento della maggiore età.  “La previsione di criteri molto stringenti”, spiega la coordinatrice del Gruppo CRC, “comporta una violazione del diritto alla protezione in quanto, da un lato, potrebbe determinare l’aumento delle fughe di ragazzi e ragazze non ancora maggiorenni dalle comunità, con conseguente rischio di un loro coinvolgimento in forme di grave sfruttamento, dall’altro rischierebbe seriamente di incentivare l’arrivo di minori soli in età sempre più precoce”.

La raccomandazione del Comitato ONU, che sottolineava l’importanza di assicurare che il processo di decentramento regionale favorisse l’eliminazione delle disparità fra bambini dovute alla ricchezza delle Regioni di provenienza, è stata ampiamente disattesa, denuncia il Rapporto supplementare. Infatti, i Livelli essenziali delle prestazioni civili e sociali (LIVEAS), che dovrebbero individuare e assicurare il rispetto di determinate prestazioni legate al soddisfacimento di diritti civili e sociali, in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, senza alcuna discriminazione, non sono stati ancora definiti, pur essendo previsto che la loro definizione dovesse costituire una priorità. Tutto ciò contribuisce a creare, di fatto, una sostanziale differenza tra alcune regioni e altre, in termini di qualità e quantità di servizi e prestazioni a favore dei bambini.

Se desiderate approfondire, scrivete al CND, sede.legale@aism.it, oppure navigate su www.gruppocrc.net

Dall’inviato CND in Europa, Maria Cristina Coccoluto