Parità di trattamento nel lavoro: parere motivato alla Polonia, chiusa la procedura per l’Ungheria
BRUXELLES – La Commissione europea ha inviato un parere motivato alla Polonia per trasposizione scorretta del diritto dell’Ue che vieta ogni discriminazione fondata sulla religione o sulle convinzioni, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale per quel che concerne l’occupazione e il lavoro (direttiva 2000/78/CE). “La lotta contro ogni forma di discriminazione, soprattutto al lavoro, è una priorità per questa Commissione come per me personalmente”, ha dichiarato Vladimir Spidla, commissario alle Pari opportunità. “Il nostro ricorso giurisdizionale ha contribuito a instaurare una protezione accresciuta contro ogni forma di discriminazione sul luogo di lavoro nell’insieme dell’Unione”. Nel parere motivato inviato alla Polonia la Commissione ha rilevato che il divieto di pressione nella legislazione polacca non si applica a tutte le categorie di tirocinanti; i regolamenti concernenti l’accesso a determinate professioni non contengono disposizioni specifiche atte a vietare qualunque tipo di discriminazione; l’obbligo dei datori di lavoro di prevedere ragionevoli sistemazioni per i lavoratori con disabilità non si applica a chi è in cerca di lavoro e ai tirocinanti; la legge che disciplina le condizioni della formazione professionale non include le definizioni appropriate della discriminazione diretta e indiretta e della nozione di ingiunzione di praticare una discriminazione.
La Commissione ha anche deciso di chiudere la procedura di infrazione nei confronti dell’Ungheria. Le modifiche apportate nel 2006 e nel 2009 al diritto ungherese in materia di parità di trattamento e nel 2007 alla legge relativa ai diritti delle persone con disabilità e alle pari opportunità hanno consentito l’allineamento della legislazione ungherese sulla citata direttiva.
Dall’inviato CND in Europa, Maria Cristina Coccoluto
