La Germania davanti alla Corte di giustizia per discriminazione contro lavoratori migranti con disabilità
BRUXELLES – La Commissione europea ha adito la Corte di giustizia dell’Ue contro la Germania per disposizioni legislative che impediscono ai non vedenti, ai sordi e a tutte le persone con disabilità che lavorano in Germania ma vivono in un altro paese di ottenere prestazioni dovute. Nei lander tedeschi, l’erogazione di queste prestazioni è subordinato al rispetto di una condizione di residenza o di “soggiorno abituale”, cosa che svantaggia i lavoratori migranti e frontalieri e i membri della loro famiglia interessati.
Secondo la giurisprudenza della Corte, si tratta di prestazioni in caso di malattia che hanno attinenza alla legislazione europea sul coordinamento dei sistemi nazionali di sicurezza sociale. Di conseguenza, se la copertura sociale di un lavoratore rileva della competenza della Germania, queste prestazioni devono essere esportate quando il lavoratore, o il membro della sua famiglia coinvolto, vive all’estero. I lavoratori frontalieri (lavoratori dipendenti o autonomi che lavorano in uno Stato membro ma risiedono in un altro dove essi ritornano ogni giorno o almeno una volta a settimana), sono assicurati nel paese dove essi lavorano anche se risiedono altrove. Così un lavoratore frontaliero che esercita la sua attività professionale in Germania versa i suoi contributi in questo paese e dovrebbe, conformemente alla legislazione dell’Unione, beneficiare degli stessi vantaggi sociali dei residenti tedeschi. Di conseguenza, l’obbligo legale per i non vedenti, i sordi e tutte per persone con disabilità di risiedere in Germania per beneficiare delle prestazioni loro dovute è discriminatorio nei confronti dei lavoratori migranti e frontalieri e i membri della loro famiglia.
Basandosi sulla sentenza pronunciata dalla Corte di giustizia il 18 ottobre 2007 nella causa C-299/05, la Commissione, prima di adire la Corte, aveva trasmesso alla Germania un parere motivato complementare il primo dicembre 2008 per invitarla ad adempiere agli obblighi.
Dall’inviato CND in Europa, Maria Cristina Coccoluto
