L’uguaglianza di genere va al di là della lotta contro le violenze

BRUXELLES – La Commissione Diritti delle donne e uguaglianza di genere del Parlamento europeo ha adottato la sua relazione 2009, redatta da Marc Tarabella (S&D/ belga). Nel documento si chiede alla Commissione europea di sostenere le iniziative volte a mettere in atto un diritto al congedo di paternità a livello di Ue. I congedi di maternità e paternità debbono essere legati allo scopo di consentire una migliore protezione delle donne sul mercato del lavoro.

La violenza contro le donne, in tutte le sue forme, costituisce uno degli ostacoli maggiori all’uguaglianza di genere e una delle violazioni dei diritti umani più estese, indipendentemente dalle origini geografiche, economiche, culturali e sociali, sottolinea la relazione. I deputati si sono complimentati con la Presidenza spagnola dell’Unione europea per il suo progetto di fare della lotta contro la violenza nei confronti delle donne una priorità, e  invita le presidenze future a fare altrettanto.

La Commissione del Pe auspica un Anno europeo di lotta contro la violenza nei confronti delle donne che sottolinei che quasi una donna su quattro nell’Unione subisce violenze fisiche e più del 10% violenze sessuali.

La relazione sottoscrive le proposte della Presidenza spagnola volte a istituire un centro europeo di sorveglianza delle violenze contro le donne, a introdurre un “quadro di protezione europeo” e una linea telefonica a livello Ue per aiutare le vittime.

Fino ad oggi, solo 16 Stati membri hanno ratificato la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta contro il traffico degli esseri umani, una forma moderna di schiavitù, riferisce il rapporto. I deputati sostengono le procedure per inadempimento della Commissione europea allo scopo di obbligare gli Stati membri a trasporre le direttive comunitarie nel diritto nazionale.

Dal 2000, inoltre, lo scarto tra uomini e donne nella remunerazione media è rimasto tra il 14 e il 17 per cento, nonostante siano state prese numerose misure per tentare di ridurlo. Per di più, i progetti di rilancio economico si concentrano essenzialmente sull’occupazione maschile, cosa che tende ad aumentare le ineguaglianze. D’altronde, anche se, nel 2008, il 58,9% degli universitari nell’Ue erano donne e  le donne sono numerose nelle imprese, l’amministrazione e il diritto, esse sono poco rappresentate in posti di responsabilità e nell’ambito di istituzioni politiche. Gli europarlamentari domandano anche obiettivi forti per giungere all’uguaglianza tra i generi in materia di occupazione e chiedono agli Stati membri di prendere provvedimenti legislativi per incoraggiare l’equilibrio uomo-donna nei posti di responsabilità nelle imprese, nelle amministrazioni e a livello politico.

La relazione approvata in Commissione chiede campagne di sensibilizzazione nelle scuole, sui luoghi di lavoro e nei media allo scopo di lottare contro gli stereotipi persistenti e le immagini degradanti.

I deputati, infine, auspicano la realizzazione di una Carta europea dei diritti della donna per apportare reali miglioramenti in materia di diritti e introdurre un meccanismo volto a garantire l’uguaglianza di genere in tutti i settori della vita sociale, economica e politica.

Dall’inviato CND in Europa, Maria Cristina Coccoluto