Il Trattato di Lisbona rafforza i diritti e i valori dell’Ue

BRUXELLES – Il Trattato di Lisbona è entrato in vigore in tutta l’Unione europea il primo dicembre 2009. Al di là del suo contributo al funzionamento più efficace dell’Ue allargata, il testo normativo è volto a semplificare l’approccio dei problemi attuali maggiori consolidando gli impegni dell’Unione in materia di politica sociale.

In maniera generale, il Trattato mira a realizzare un’Europa più democratica e trasparente. Ad esempio, conferisce nuove competenze decisionali al Parlamento europeo, cosa che gli permettere di esercitare un’influenza senza precedenti sull’elaborazione della legislazione e del bilancio.

I servizi di interesse generale (SIG) sono sottoposti all’obbligo di servizio pubblico fornito da autorità pubbliche. Includono servizi come l’educazione e la protezione sociale, i servizi commerciali nei settori del trasporto, energia, comunicazioni, chiamati servizi di interesse economico generale (SIEG). Il trattato di Lisbona ha introdotto una nuova regola sui SIG, all’occorrenza l’obbligo, per i fornitori, di prendere in considerazione le differenze in termini di bisogni e di preferenze degli utenti, secondo la loro posizione geografica e la loro situazione sociale e culturale.

Inoltre, il Trattato dota oramai i servizi di una base giuridica che permetterà alle Istituzioni europee di definire i loro principi e le loro condizioni di funzionamento senza portare pregiudizio agli Stati membri . Questo cambiamento riconosce il ruolo maggiore dei servizi nella promozione della coesione sociale e territoriale.

I metodi di lavoro dell’Unione sono stati semplificati e le regole di voto modificate. Il voto a maggioranza qualificata in seno al Consiglio (dove gli Stati membri hanno l’ultima parola sulla politica e sui diritti europei) è stato esteso fino a ridurre le possibilità di blocco.

Inoltre il quadro istituzionale ha fatto oggetto di una razionalizzazione, sotto l’egida del presidente del Consiglio europeo recentemente istituito, allo scopo di migliorare la cooperazione in seno all’Unione.

Il Trattato è anche propizio alla messa in opera di nuove iniziative cittadine, cosa che permetterà agli europei di giocare un ruolo più attivo nella vita politica. Se un milione di cittadini, provenienti da più Stati membri, firmano una petizione in favore di un’azione in un settore specifico, la Commissione ha il dovere di formulare proposte, sempre che l’Unione sia competente per materia.

Il trattato di Lisbona sottolinea il legame tra l’economia e le questioni sociali. Esso dispone che l’Ue “opera per lo sviluppo durevole dell’Europa fondata su di una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, un’economia sociale di mercato altamente competitiva, che tende alla piena occupazione e al progresso sociale”.

Il Trattato introduce anche due clausole relative al settore sociale che l’Ue deve prendere in considerazione al momento dell’elaborazione e della messa in atto delle sue politiche e azioni. La prima impone di favorire un tasso di occupazione elevato, di lottare contro l’esclusione sociale in maniera appropriata e di produrre un alto grado di qualità in materia di formazione, educazione e protezione della salute umana. La seconda sottolinea l’impegno degli Stati membri in favore della lotta contro la discriminazione fondata sul sesso, l’origine razziale o etnica, la religione o le convinzioni, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale.

Infine, il Trattato traspone la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea nel diritto comunitario, conferendole un carattere giuridicamente obbligatorio nella maggior parte degli Stati membri (il Regno Unito, la Polonia e la Repubblica ceca hanno negoziato alcune esenzioni). La Carta enuncia tutto un ventaglio di diritti civili, politici, economici e sociali in sei settori fondamentali: la dignità, la libertà, l’uguaglianza, la solidarietà, la cittadinanza e la giustizia. Affronta questioni sociali come i diritti dei lavoratori, il diritto alla sicurezza sociale e al sostegno, il diritto a conciliare la vita familiare con quella professionale. Il Trattato sottolinea anche l’importanza dei partner sociali invitando l’Unione europea a riconoscere e a promuovere il loro ruolo favorendo il dialogo sociale.

Per approfondire, scrivete al CND, sede.legale@aism.it.

Dall’inviato CND in Europa, Maria Cristina Coccoluto