Ridurre le disuguaglianze sanitarie, una forza lavoro sana per un’economia sana
BRUXELLES – Gli sforzi condotti dall’Europa per rilanciare la sua economia e ridare lavoro ai suoi cittadini rischiano di essere compromessi dall’incapacità di affrontare una questione chiave: il miglioramento dell’assistenza sanitaria. É quanto afferma Dave Wilcox (PSE, britannico), relatore del Comitato delle regioni (CdR) sul tema delle disuguaglianze sanitarie.
Dopo l’adozione del suo progetto di parere sul tema “Solidarietà in materia di salute: riduzione delle disuguaglianze sanitarie nell’Ue” da parte della commissione Risorse naturali del CdR, Wilcox sottolinea che le altre politiche dell’Unione hanno ampiamente trascurato le questioni sanitarie, nonostante la loro influenza determinante su temi chiave quali la produttività e la competitività.
“L’Europa si trova ad affrontare una grave crisi economica e finanziaria, eppure in tutte le proposte presentate per risollevare le nostre economie, il tema dell’assistenza sanitaria trova uno scarso, se non addirittura nessun riscontro. Una forza lavoro sana costituisce un evidente vantaggio quando si tratta di promuovere la produttività e migliorare la competitività; investire di più per garantire a tutti i cittadini l’accesso ai migliori servizi sanitari assicurando loro la più alta qualità della vita è uno dei modi per favorire interventi più generali di rilancio della crescita economica e della creazione di posti di lavoro”.
Wilcox fa osservare che la buona volontà non basta per migliorare la situazione. “Per ridurre le disuguaglianze sanitarie, l’Unione deve mettere a disposizione risorse a favore di questo obiettivo. Ad esempio, si potrebbe fare maggiore uso dei fondi strutturali in questo settore. Inoltre, il dibattito in corso sulla strategia 2020 per la crescita e l’occupazione dovrebbe essere ampliato al fine di includere anche questo tema cruciale”.
Wilcox puntualizza inoltre che un approccio globale è indispensabile per valutare l’impatto degli sforzi necessari onde ridurre le disparità sanitarie. “Dobbiamo essere in grado di sapere in che modo desideriamo misurare i necessari cambiamenti in termini di riduzione delle disparità. Si tratta non solo di sapere fino a che età vive una singola persona ma anche di stabilire l’evoluzione dell’aspettativa di vita per tutta la popolazione, in modo da poter iniziare a concentrarci sia sulle disparità sia sulle possibilità di miglioramento. Le informazioni di cui disponiamo attualmente risultano infatti incomplete. Esistono sì indicatori di uso comune, ad esempio la mortalità infantile o le previsioni concernenti l’aspettativa di vita sana, ma ne occorrono altri che facciano riferimento alle disparità o all’evoluzione generale media nei vari paesi. É per tale motivo che abbiamo bisogno di dati regionali: disporre degli indicatori migliori e discutere con le regioni sui necessari interventi significa poter andare avanti con la nostra azione”.
Wilcox aggiunge infine di aver presentato, con il suo collega membro del CdR Karsten Uno Petersen (PSE, danese), relatore nel 2009 del parere del CdR sul tema “Assistenza sanitaria transfrontaliera”, la proposta di creare un gruppo interregionale sulle disuguaglianze sanitarie nel tentativo di definire una nuova serie di criteri per la valutazione di tali disparità. “La nostra proposta ha avuto un’accoglienza molto positiva, anche da parte della Commissione europea, la quale ha intenzione di ricorrere alle competenze del CdR e dei suoi membri al fine di migliorare le proprie procedure di valutazione statistica, e desidera portare avanti contatti più regolari con i rappresentanti locali e regionali sul tema chiave dell’assistenza sanitaria. Noi speriamo che l’eventuale creazione dell’intergruppo possa trasformare il parere in qualcosa di analogo a un programma d’azione”. La proposta di creare un gruppo interregionale sulle disuguaglianze sanitarie sarà presentata per approvazione finale all’Ufficio di presidenza del CdR nella riunione di marzo. Se la proposta sarà accolta, la prima riunione dell’intergruppo si terrà probabilmente nel corso della sessione plenaria di aprile, durante la quale è prevista l’adozione del parere di Wilcox.
Dall’inviato CND in Europa, Maria Cristina Coccoluto
