Il diritto alla lettura delle persone con disabilità

BRUXELLES – Ha avuto luogo nella sede del Parlamento europeo una conferenza dal titolo: “L’UE può sostenere un trattato per i lettori non vedenti?”.

I non vedenti e tutti coloro che hanno disabilità legate alla vista debbono confrontarsi con l’inesistenza di libri adatti alle loro esigenze. Nel Nord dell’Europa, meno del 5 per cento dei libri pubblicati possono essere letti da persone con disabilità. Al Sud, la percentuale scende a meno dell’1 per cento.

La maggior parte dei libri accessibili sono prodotti da agenzie che utilizzano denaro raccolto attraverso interventi pubblici o privati. Inoltre, esse affrontano la complessa problematica della normativa sul diritto d’autore che non consente al materiale in Braille o su formati digitali utili alla lettura delle persone con disabilità di attraversare i confini del paese in cui i materiali sono stati predisposti. Questo vuol dire che non si può effettuare un economico scambio dei testi, il tutto a danno dell’accessibilità alla lettura di 300 milioni di persone non vedenti o con problematiche legate alla vista in tutto mondo.

La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità sostiene che le persone disabili hanno diritto a leggere. Il miglior modo per garantirlo è l’adozione di un accordo scritto che stabilisca limiti ed eccezioni al copyright per la produzione non commerciale e la distribuzione di libri accessibili.

L’Unione mondiale ciechi, che rappresenta 160 milioni di persone non vedenti e ipovedenti in 177 paesi membri, ha stilato dunque una bozza di trattato, volto a combattere questa odiosa carestia di libri, bozza che verrà sottoposta all’Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale e che è stata oggetto dell’interessante conferenza al PE. Quest’ultima ha visto il sostegno dell’Unione europea ciechi (UEC) e del Dialogo transatlantico dei consumatori (TACD).

Per approfondire, vi inviatiamo a navigare su www.wordlblindunion.org, www.euroblind.org, www.tacd.org .

Dall’inviato CND in Europa, Maria Cristina Coccoluto