Chiuse due procedure contro la Repubblica ceca sulla legislazione antidiscriminazione

BRUXELLES – La Commissione europea ha chiuso due procedure avviate contro la Repubblica ceca in relazione ad altrettante direttive che vietano discriminazioni, la direttiva “Razza e origine etnica” e quella “Parità di trattamento in materia di occupazione”. Le cause sono state chiuse in maniera soddisfacente visto che lo Stato membro ha modificato la legislazione nazionale per conformarsi alle richieste dell’UE.

Nel giugno 2007, la Commissione aveva avviato una procedura d’infrazione contro la Repubblica ceca poiché, secondo la direttiva Razza e origine etnica, diverse forme di discriminazione non erano definite correttamente nella legislazione interna; diversi settori della direttiva non erano affatto o sufficientemente coperti dalle regole in materia di lotta alla discriminazione; la norma relativa all’onere della prova nelle cause di discriminazione non si applicava in alcuni settori regolati dalla direttiva; la protezione contro le misure di ritorsione si applicava ai soli salariati (e non a ogni persona che facesse valere i suoi diritti in base alla direttiva); non esisteva un organismo nazionale incaricato di promuovere e proteggere la parità di trattamento.

I principali elementi della procedura di infrazione relativa alla direttiva Parità di trattamento nell’occupazione erano: assenza di definizione, nella legislazione nazionale, di diversi tipi di discriminazione; il campo di applicazione materiale del divieto di discriminazione era limitato in rapporto alla direttiva; la legislazione vietava la discriminazione fondata non sulla disabilità ma sullo stato di salute, il che non includeva necessariamente l’insieme dei lavoratori disabili; le norme di assunzione dei funzionari doganali comportavano condizioni discriminatorie legate all’orientamento sessuale.

La Repubblica ceca ha modificato la sua legislazione su tutti questi punti adottando soprattutto una legge generale che vieta la discriminazione. Di conseguenza, la Commissione ha ritenuto che lo Stato membro abbia trasposto correttamente le direttive.

Dall’inviato CND in Europa, Maria Cristina Coccoluto